"Berlusconi - tre mesi e mezzo dopo che Feltri ha saputo tutto, 15 giorni dopo che Signorini e Marina han saputo tutto, 7 giorni dopo che Belpietro ha saputo tutto - si decide finalmente a telefonare a Marrazzo per dirgli di aver visto il video, rassicurarlo che non sarà pubblicato dai giornali del gruppo e suggerirgli di chiamare subito l’agenzia Photomasi per acquistarne i diritti e levarlo dalla circolazione. Di denunciare il reato sottostante, nemmeno a parlarne. Ecco la versione ufficiale del premier, affidata al nuovo libro di Bruno Vespa e subito anticipata alle agenzie di stampa: “Appena ho visto il video, ho allungato la mano sul telefono e ho chiamato il presidente Marrazzo. Gli ho detto che c’erano sul mercato delle immagini in grado di nuocergli, gli ho dato il numero dell’agenzia che aveva offerto il video e lui mi ha cordialmente ringraziato”. Il Cavaliere e i suoi consiglieri devono rendersi ben conto che si tratta di un corpo di reato: infatti sono molto interessati a farlo sparire (cosa che può fare solo Marrazzo). Secondo alcuni, sanno che i carabinieri “buoni” e la Procura di Roma stanno indagando e dunque il tempo stringe. Tanto ormai lo scopo è raggiunto: partita l’inchiesta, il governatore è definitivamente sputtanato e non potrà ricandidarsi alle regionali della primavera prossima. Se si riesce a fare in modo che sia lui stesso a pagare “i killer” e a far sparire le prove, è il delitto perfetto. Lo stesso giorno Signorini chiama la Masi e le preannuncia che le telefonerà Marrazzo (da chi altri può averlo saputo, se non dal premier?). Il governatore puntualmente si fa vivo e tenta di recuperare il videotape in cambio di soldi. Ma proprio l’avvio della trattativa accelera il blitz della Procura di Roma, che non può permettere la distruzione della prova regina del ricatto. Infatti il giorno dopo, i quattro carabinieri deviati e Scarfone vengono interrogati. E l’indomani scattano le manette, con la pubblicazione della notizia che mette fuori gioco Marrazzo proprio alla vigilia delle primarie del Pd e la messa in sicurezza del videotape: il corpo del reato. Che giaceva da due settimane nella cassaforte della Mondadori e, da almeno qualche giorno, in un cassetto di Palazzo Grazioli. Ben custodito dall’Utilizzatore Finale."
Un trans chiamato desiderio - Marco Travaglio - Voglio Scendere (via steff2410)
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