il minimalismo è una zozzata immonda, un luogo letterario ove avvengono solamente le peggiori miserie, ove lo squallore regna sovrano e brandisce con ghigno turpe lo scettro dell’inconsistenza letteraria, ove si svolgono fatti di una banalità incontestabile, ove l’indegnità si mescola al putridume di esistenze di gente che andrebbe schiacchiata col martello (ove ve ne fosse in circolazione uno abbastanza grande): gente squallida, misera, beota, cialtrona: che sulla pagina non merita spazio, e ch’io invito infatti qui, formalmente, a recarsi altrove.
Bisogna chiamarsi Aldo Busi, o Thomas Mann, o Michele Mari, o Giorgio Manganelli, o Gustave Flaubert, per scrivere libri ove non accada nulla, e che tuttavia siano degni di esser letti. Non è nemmeno una strada per pochi, ma per pochissimi. Davide si diverte qui.
Bisogna chiamarsi Aldo Busi, o Thomas Mann, o Michele Mari, o Giorgio Manganelli, o Gustave Flaubert, per scrivere libri ove non accada nulla, e che tuttavia siano degni di esser letti. Non è nemmeno una strada per pochi, ma per pochissimi. Davide si diverte qui.