Quando, nelle aule di scuola e delle università, raccontiamo la storia di quelle invasioni che disfecero l’Impero Romano, secoli e secoli fa, noi non le chiamiamo invasioni dei barbari come fanno i popoli mediterranei: nella nostra lingua, diciamo semmai migrazioni di popoli*. Può sembrare una differenza da poco, ma la verità che si annida in quelle parole non deve sfuggirci: diciamo così perché noi, quelle invasioni, tendiamo a vederle dal punto di vista dei nuovi venuti anziché da quello delle popolazioni locali. Vediamo le cose dal punto di vista germanico, non romano; e non ci fa affatto piacere che, quando si parla dei Goti o degli Unni, si parli di popolazioni barbariche - perché in mezzo a quei barbari, ci siamo anche noialtri.
Davide
Paese Seia
Quello che leggo, vedo, sento in giro e mi piace (o mi s-piace). Seia